domenica 10 gennaio 2010

Calzare i propri sogni è un modo per cominciare a realizzarli (parte 2): PASSI DA GIGANTE


Da sempre simbolo di forza, gli stivali fungono anche da talismano.
Nelle fiabe di Charles Perrault come "Il gatto con gli stivali" o "Pollicino", le sventurate vittime sfuggono alla loro triste sorte indossando gli stivali dei loro persecutori.
Nel 18° secolo gli stivali da uomo erano considerati più eleganti delle scarpe, tuttavia tra le classi alte, vigeva ancora la consuetudine di tenere le donne al "loro" posto, con calzature estremamente fragili in seta e velluto. L'unica eccezione era costituita dallo stivale da cavallerizza, versione ridotta di quello maschile, il cui uso era però rigorosamente limitato all'attività equestre. Fu solo intorno al 1830 che le donne non lavoratrici presero a indossare comunemente gli stivali. Per ingentilire il piede femminile, i nuovi stivaletti alla caviglia erano creati sulla base di forme molto strette e venivano portati sempre ben allacciati o perfettamente abbottonati. Erano fatti per imprigionare la carne, per scongiurare ogni possibile tentazione, ma ebbero l'effetto opposto: mettendo in rilievo la linea del polpaccio, si rivelarono estremamente provocanti. Nel 1850 ebbe inizio la loro produzione industriale e persero il carattere di status symbol trasformandosi in emblema di eguaglianza tra i sessi e tra le classi sociali.
Negli Anni 60 scoppiò la moda della minigonna, che secondo Coco Chanel era "pura e semplice esibizione di carne", che svelò come mai prima le gambe delle donne. D'un tratto gli stivali cessarono di essere accessori, per diventare elemento fondamentale nell'abbigliamento. Ai nostri giorni lo stivale è diffuso tra i più diversi gruppi, dai punk agli skinhead, e possono essere abbinati a qualsiasi tenuta, dal jeans alla lingerie...


(al centro: un'immagine di Brigitte Bardot; a sinistra: stivali da cavallerizza Hermès; a destra: Louis Vuitton F/W 2009/2010)



Lady Diki

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